“…Non volgio assolvere quel genere di violenza, ma tu non riesci a capire. Ciò che voglio dirti è che la morte ci incalza continuamente e che alla fine essa ci reclamerà tutti. La cosa cosa di cui possiamo essere certi è che siamo destinati a morire. La via e la morte sono l’estate e l’inverno della terra di mezzo. L’una non è possibile senza l’altra, perchè un’ estate perpetua brucerebbe la terra di mezzo come un rogo funebre; un inverno perpetuo la farebbe cadere nella morsa del gelo…”

Lessi questo libro dopo aver ascoltato l’album Wyrd degli Elvenking, incuriosito dalla tematiche di quest’ultimo. Che dire… è uno dei libri più belli e profondi che io abbia mai letto… Una cronaca di un viaggio da parte di un aspirante monaco cristiano con un singolare compagno di viaggio: uno stregone pagano. Credo abbia risvegliato in me l’amore per il mondo dei boschi e delle fate… vivamente consigliato…

“…Entrami i guerrieri che hanno combattuto nella sala avevano probabilmente accettato l’inevitabilità della morte, prim’ancora di spogliarsi per combattere. I guerrieri più bravi usano la morte come risorsa, perchè devono schivare pericoli mortali con la loro abilità, mentre la vita della maggior parte delle persone si fonda sulla presunzione di poter vivere fino alla vecchiaia. Con l’illusione di avere molto tempo davanti a sè, la loro vita manca di urgenza e di intensità. Vi si sostituisce una vita dell’immaginazione, che prolifera come un fungo. I pensieri vengono annebbiati dalle immagini degli avvenimenti futuri e le azioni e le emozioni del momento vengono posposte indefinitamente. Il guerriero invece deve accettare, nel profondo del cuore, che un giorno morirà e che quel giorno potrebbe essere oggi. I più grandi combattenti vivono come una freccia, non come un bersaglio. La freccia vola nello spazio in maniera netta, veloce e diritta; è viva e si muove, ha una direzione e un punto terminale, ma intanto si libra nell’aria. Il bersaglio sta semplicemente fermo, in attesa che accada qualcosa…”

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